Nell'aprile dell'anno scorso, all'indomani della liberazione di Bucha, quando il velo è stato sollevato ed il mondo ha visto la crudità, la malvagità, l'assurdità della guerra portata dalla Russia in Ucraina, l'artista genovese Angelo Orazio Pregoni dedicò a Bucha una performance pittorica presso la passarella di Porta Genova a Milano.
Nacque così - live - il dipinto "Cada_Veri", che raffigura tre corpi umani - tre degli oltre 1400 corpi trovati a Bucha.
I cadaveri, come i ricordi, riemergono: più tardi quell'anno, sulle acque del Naviglio, in corrispondenza della Darsena, l'artista fece apparire una zattera, insieme ad una gigantografia del dipinto originale.
"L'arte sempre più spesso è immateriale e trascende la vita che scorre e a volte si spezza. Credo sia compito preciso dell'artista sporcarsi le mani per primo e rimuovere dagli occhi e dalle coscienze quella artefatta ipocrisia che conduce le persone lontano dalla realtà e dalla compassione" - commenta l'artista.
Prosegue, rispondendo ai giornalisti dell'ANSA.it:
"Gli orrori, in realtà, sono due: uno, senza dubbio, è la guerra; il secondo è la vergogna - quella vergogna che ancora manca da parte di chi - all'indomani della liberazione di Bucha - ha creato disinformazione e negazionismo".
Una presa di posizione toccante, profonda, che non potevamo non ricordare nell'anniversario della liberazione di Bucha - una città a pochi chilometri dalla nostra capitale, divenuta simbolo degli orrori della guerra.